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Web17 ottobre 20267 min di lettura

Accessibilità sito web: obblighi e opportunità

Accessibilità sito web: chi è davvero obbligato, cosa chiedono i requisiti tecnici e quante richieste perde un sito faticoso da usare.

L'obbligo di accessibilità riguarda la pubblica amministrazione, le imprese con più di cinquecento milioni di fatturato e, dal 28 giugno 2025, chi vende servizi digitali ai consumatori. Per tutti gli altri non c'è una scadenza, c'è un problema di conversione: contrasto, tastiera ed etichette dei campi sono le stesse cose che fanno completare un modulo. Le domande sono due: se un obbligo ti riguarda, e cosa perdi comunque se il sito è faticoso da usare.

Chi ha l'obbligo di accessibilità del sito web?

La legge 4/2004, la legge Stanca, scritta per la pubblica amministrazione, è stata estesa ai privati con un fatturato medio degli ultimi tre anni sopra i cinquecento milioni di euro. Per loro ci sono requisiti tecnici e una dichiarazione di accessibilità da aggiornare ogni anno: regole e modello stanno nelle linee guida AgID per i soggetti privati.

L'Atto europeo sull'accessibilità, la direttiva UE 2019/882, recepita col decreto legislativo 82/2022, si applica dal 28 giugno 2025. Qui non conta il fatturato, conta cosa vendi: nell'elenco ci sono il commercio elettronico, i servizi bancari per i consumatori e gli e-book. Le microimprese che forniscono servizi restano fuori.

Con un sito vetrina o un gestionale interno, con ogni probabilità non ti riguarda nessuno dei due. Se vendi online, la verifica si fa sul testo con chi ti segue sul piano legale.

Cosa chiedono i requisiti, in concreto?

Il riferimento tecnico sono le linee guida WCAG di livello AA, e sotto quel nome ci sono richieste banali.

  • Contrasto fra testo e fondo che si legga su un telefono in strada.
  • Tastiera: ogni cosa cliccabile raggiungibile col tasto di tabulazione, e si deve vedere dove sei.
  • Testo alternativo sulle immagini che portano informazione, non su quelle decorative.
  • Etichette dei campi nel markup, non il solo grigio dentro la casella che sparisce appena scrivi.
  • Titoli in ordine: chi usa un lettore di schermo naviga per titoli.
  • Errori detti a parole, non col solo colore del bordo, e sottotitoli sui video parlati.

Nessuna chiede di rifare il sito: sono decisioni di design e di markup, che costano poco se prese all'inizio, come le altre voci nel conto di quanto costa un sito web.

Le barriere non costano sanzioni, costano richieste

Questo riguarda tutti, obbligo o no: un sito poco accessibile non perde solo chi ha una disabilità certificata, perde anche chi legge male il grigio chiaro o compila un modulo in piedi sull'autobus.

Sono gli stessi punti in cui si interrompe un acquisto: un'etichetta che non si capisce, un pulsante troppo piccolo, un errore segnalato in rosso e in nessun altro modo. Se le visite ci sono e le richieste no, le cause stanno quasi tutte lì, come in perché un sito non converte, e il peso delle pagine misurato dai Core Web Vitals grava di più su chi ha un telefono vecchio.

Da dove si comincia, senza riscrivere niente?

Tre prove le fai oggi, sulla pagina che porta più contatti.

  1. Scollega il mouse e arriva al pulsante di invio col solo tasto di tabulazione.
  2. Porta lo zoom al duecento per cento e controlla che il testo non finisca sotto altro.
  3. Clicca sull'etichetta di un campo e guarda se il cursore entra nella casella giusta.

Da qui esce metà del lavoro. Il resto lo vede chi sa usare un lettore di schermo: uno strumento misura il contrasto, non se un'etichetta ha senso.

Diffida degli overlay, i pannelli che promettono la conformità con un clic: non sostituiscono le correzioni nelle pagine, e a volte si mettono in mezzo agli strumenti che le persone usano già. L'accessibilità è una proprietà del sito, da tenere nel tempo come il resto di cosa comprende la manutenzione di un sito.

Quanto costa, e quanto si recupera

Gli interventi che risolvono la maggior parte delle barriere non sono un rifacimento: contrasto dei colori, etichette dei campi, navigazione da tastiera, testi alternativi sulle immagini, ordine dei titoli. Su un sito di venti o trenta pagine è un lavoro di giorni, non di mesi, e si fa sul sito che c'è.

Quello che costa è scoprirlo tardi: una barriera dentro un modulo di pagamento o di prenotazione si corregge rifacendo quel pezzo, e lì la spesa diventa un progetto. Conviene quindi partire dal percorso che porta soldi, non dalla home.

C'è anche un ritorno che non dipende dalla norma, e lo si vede nei numeri del contatto: nella rilevazione su 41 siti di attività locali italiane, 4 non avevano né un numero toccabile né un modulo e solo 24 su 41 offrivano un modo per scrivere invece di telefonare. Un sito difficile da usare perde richieste da chiunque, non solo da chi ha una disabilità.

Le barriere che si trovano più spesso, in ordine

Su un sito aziendale italiano le barriere sono quasi sempre le stesse cinque, e conoscerle serve a capire se un preventivo di adeguamento è ragionevole o gonfiato.

Contrasto insufficiente, in particolare sul testo grigio chiaro su fondo bianco e sui pulsanti con colore del marchio e scritta bianca. È la più diffusa e la più economica da correggere, perché si cambia un valore nel foglio di stile.

Campi senza etichetta vera. Il testo scritto dentro il campo, quello che sparisce quando cominci a scrivere, non è un'etichetta: chi usa un lettore di schermo sente un campo senza nome, e chi è distratto non ricorda più cosa stava scrivendo.

Immagini senza testo alternativo, oppure con un alternativo inutile come "immagine1". Le immagini decorative vanno marcate come decorative, non descritte.

Trappole da tastiera, tipiche delle finestre che si aprono sopra la pagina: si entra e non si esce senza mouse. È la barriera che blocca del tutto, non quella che rallenta.

Errori di compilazione comunicati solo col colore. Un bordo rosso senza testo non dice cosa correggere a chi non distingue quel rosso, e non dice niente a chi non vede la pagina.

Le prime tre si correggono sul sito esistente, in giorni. Le ultime due possono richiedere di rifare il componente, ed è lì che un preventivo onesto distingue le voci.

Chi fa la verifica, e con quali strumenti?

Gli strumenti automatici sono il primo passo e il più economico: un'estensione del browser o un servizio online percorre le pagine e segnala contrasti insufficienti, immagini senza testo alternativo, campi senza etichetta. Coprono però solo una parte dei requisiti, perché molte barriere non si vedono dal codice: un'etichetta presente ma scritta male, un ordine di lettura che non segue il senso della pagina, un messaggio di errore che dice "campo non valido" senza dire quale.

Il controllo che trova il resto costa dieci minuti e non richiede strumenti: percorri il tuo percorso di contatto usando solo il tasto di tabulazione, senza mouse. Se non riesci ad arrivare in fondo al modulo e inviarlo, hai trovato una barriera che blocca anche chi usa un lettore di schermo. Lo stesso percorso va fatto ingrandendo la pagina al 200 per cento, che è la condizione in cui naviga chi vede poco.

Domande frequenti

Chi è obbligato a rendere accessibile il sito?

La pubblica amministrazione e i soggetti a essa equiparati, le imprese con fatturato medio superiore a cinquecento milioni di euro negli ultimi tre anni, e dal 28 giugno 2025 chi offre ai consumatori servizi digitali come commercio elettronico, trasporti, banche e comunicazioni. Per le altre imprese non esiste una scadenza, ma i requisiti tecnici sono gli stessi e il vantaggio pratico resta.

Cosa chiedono i requisiti di accessibilità, in pratica?

Quattro famiglie di cose. Che il contenuto si possa percepire, quindi contrasto sufficiente e testi alternativi sulle immagini. Che si possa usare senza mouse, quindi navigazione da tastiera e nessuna trappola nei moduli. Che sia comprensibile, con etichette vere sui campi e messaggi di errore che dicono cosa correggere. E che funzioni con le tecnologie assistive, cioè con un codice che dichiari la struttura della pagina.

Quanto costa sistemare l'accessibilità di un sito?

Gli interventi che coprono la maggior parte delle barriere, cioè contrasto, etichette, tastiera, testi alternativi e ordine dei titoli, sono giorni di lavoro su un sito di venti o trenta pagine, e si fanno sul sito esistente. Diventa un progetto quando la barriera sta dentro un percorso complesso, per esempio un modulo di pagamento o di prenotazione: per questo conviene partire da lì e non dalla home.

Serve una dichiarazione di accessibilità?

Per i soggetti obbligati sì, ed è pubblica: va compilata e aggiornata secondo le indicazioni dell'autorità competente. Per chi non è obbligato non serve, e dichiarare una conformità che non è stata verificata è peggio che non dichiarare niente: resta un'affermazione pubblica su cui qualcuno può chiedere conto.

In sintesi

L'obbligo riguarda la pubblica amministrazione, le imprese sopra i cinquecento milioni di fatturato e, dal 28 giugno 2025, chi vende servizi digitali ai consumatori. Per gli altri non c'è una scadenza, c'è un problema di conversione: contrasto, tastiera ed etichette sono le stesse cose che fanno completare un modulo.

Denis Sandor

Denis Sandor

Fondatore di RedX

Aggiornato il 23 ottobre 2026

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