Quanto costa un sito web e cosa ne cambia il prezzo
Quanto costa un sito web in Italia secondo i listini pubblici: cifre rilevate, voci che muovono il prezzo e cosa continui a pagare dopo la consegna.
Un sito web, in Italia, costa fra 480 e 5.000 euro nella metà centrale dei listini pubblici: la cifra mediana è 1.500 euro, e un progetto su dieci supera i 10.000. Sono numeri che abbiamo contato noi, su 401 importi letti dalle pagine dei prezzi di 27 agenzie italiane. Il prezzo cambia così tanto perché "sito web" non descrive niente di preciso: lo decidono cinque voci, cioè quanti modelli di pagina, il design, i contenuti, le funzioni e la qualità tecnica.
Quanto costa un sito web in Italia: le cifre rilevate
Il problema di questa domanda è che quasi nessuno risponde. A ottobre 2026 abbiamo guardato i siti di 119 agenzie e consulenti digitali italiani, raccolti dalle prime pagine di dodici ricerche con cui un'azienda cerca un fornitore. Di quelli raggiungibili, 102, solo 43 pubblicano cifre in euro da qualche parte sul sito: il 42 per cento.
C'è un dettaglio peggiore del silenzio. Quaranta siti su 102 hanno una pagina che si chiama "prezzi", "listino" o "quanto costa". In 14 di quelle 40 pagine non c'è dentro nemmeno un prezzo: una pagina su tre promette la cifra nel titolo e poi chiede di compilare un modulo.
Dalle 27 pagine con importi leggibili abbiamo estratto 401 cifre una tantum. Si distribuiscono così:
| Quanto si paga una volta sola | Importo |
|---|---|
| Il 25% dei prezzi sta sotto | 480 euro |
| Metà dei prezzi sta sotto | 1.500 euro |
| Il 75% dei prezzi sta sotto | 5.000 euro |
| Il 90% dei prezzi sta sotto | 10.000 euro |
| Importo più alto trovato | 100.000 euro |
Guardando ogni listino per conto suo, l'ordine di grandezza del singolo fornitore ha mediana 1.750 euro, con il quartile basso a 688 e quello alto a 3.563. Dieci listini su 27 arrivano a cifre sopra i 20.000 euro, quindi la stessa pagina che vende un sito da 500 euro vende anche progetti da trenta volte tanto: la forchetta non divide i fornitori, sta dentro ognuno.
I dati grezzi sono pubblici: il censimento dei 119 siti e gli importi dei 27 listini, in CSV, con il metodo nel README della rilevazione. Due limiti da sapere prima di usare quei numeri: la misura legge solo gli importi scritti in testo, quindi non vede quelli dentro un'immagine, e non sa a quale servizio si riferisce ogni cifra. Il 480 del primo quartile può essere una landing page come una consulenza di due ore.
Qual è la prima domanda da farsi, prima del prezzo?
Cosa deve succedere quando qualcuno finisce di leggere. Un sito che deve solo esistere perché il cliente ti cerca dopo il passaparola è un lavoro. Un sito che deve portare richieste di preventivo ogni settimana è un altro, e nessuna delle due cifre è sbagliata: rispondono a domande diverse.
Per questo la scelta fra sito vetrina e landing page viene prima del budget, non dopo. Deciso l'obiettivo, il preventivo smette di essere un salto nel buio. E se il sito si rifà perché il marchio non descrive più l'azienda, la domanda viene ancora prima: quando un rebranding aziendale serve davvero.
Quali voci muovono il prezzo?
Quante pagine diverse. Non quante pagine in totale, ma quanti modelli di pagina vanno disegnati e costruiti. Venti schede prodotto che usano lo stesso impianto costano meno di quattro pagine tutte diverse fra loro.
Il design. Un tema comprato e adattato è la via economica, e in molti casi basta. Un design costruito sul tuo posizionamento costa di più perché è un lavoro di pensiero prima che di grafica.
I contenuti. Testi, foto, video. È la voce che quasi sempre manca dal preventivo, perché il fornitore dà per scontato che li fornisca tu. Poi il progetto si ferma ad aspettarli, e nel frattempo hai già pagato l'acconto.
Le funzioni. Un modulo di contatto è una cosa. Area riservata, pagamenti, prenotazioni, cataloghi collegati al gestionale sono software a tutti gli effetti, e seguono le logiche di software su misura e gestionale pronto. Lo dicono anche i tempi, indicativi: da 2 a 4 settimane per una landing o un sito vetrina, da 6 a 10 per un e-commerce, da 3 a 6 mesi per un software su misura. Prima di preventivare un negozio online conviene decidere se serve davvero, cioè il confronto fra ecommerce e marketplace.
La qualità tecnica. Velocità, misurata con i Core Web Vitals, comportamento su telefono, accessibilità secondo le linee guida WCAG, dati strutturati. Non si vedono in una schermata, ma decidono se il sito verrà trovato e se chi arriva riesce a usarlo. Quali di questi punti siano un obbligo di legge, e per chi, sta in accessibilità del sito web: obblighi e opportunità.
Quanto costa tenerlo online ogni anno?
Il preventivo copre la costruzione. Il sito però è una cosa viva, e ci sono spese che tornano ogni anno.
Dominio e hosting sono le più prevedibili. Poi ci sono gli aggiornamenti tecnici, i backup, il certificato, e soprattutto le modifiche: un servizio nuovo, un prezzo cambiato, una pagina da aggiungere. Chi non mette in conto questa parte si ritrova dopo due anni con un sito fermo al giorno della consegna, che è il modo più caro di risparmiare. Cosa copre un canone voce per voce sta in cosa comprende la manutenzione di un sito web. Il minimo che quella voce deve comprendere sul fronte della sicurezza di un sito web aziendale sono cinque misure, non un pacchetto.
Sul ricorrente la rilevazione dà numeri più stretti, perché chi vende un canone tende a scriverlo. Sui 17 listini che dichiarano un importo mensile abbiamo letto 76 cifre: mediana 800 euro al mese, primo quartile 360, terzo quartile 2.063. Attenzione a cosa ci sta dentro, perché in quella mediana convivono due cose diverse: la manutenzione tecnica di un sito, che sta nella fascia bassa, e la gestione continuativa di marketing e contenuti, che sta in quella alta.
Dove si spende male?
Sono sempre gli stessi tre casi.
- Pagare tanto per un sito bello che nessuno trova. Se non c'è un lavoro di posizionamento sui motori di ricerca, hai comprato un volantino stampato benissimo e lasciato in magazzino. Se il budget non basta per fare tutto, la scelta dell'ordine è un discorso a parte: Google Ads o SEO: dove mettere i soldi per primo.
- Pagare poco per qualcosa da rifare. Il sito che costa poco e non porta contatti non è un risparmio: è la stessa spesa rimandata, più il tempo perso.
- Pagare funzioni che non userai. Il blog integrato, l'area clienti, il configuratore. Se nessuno in azienda li alimenterà, sono costo puro.
Come si legge un preventivo?
Chiedi tre cose, anche se non sei del mestiere.
- Cosa è compreso e cosa no, in particolare testi, foto e traduzioni.
- Di chi sono dominio, hosting e accessi. Devono essere intestati a te. Se non lo sono, cambiare fornitore diventa un ricatto.
- Cosa succede dopo la consegna: chi aggiorna, con quale tempo di risposta, a quale costo.
Un preventivo che risponde a queste tre domande è confrontabile con un altro. Uno che dà solo la cifra finale, no. Le stesse tre domande servono per ogni canone ricorrente, compreso quello dei social: quanto costa un social media manager.
Quando conviene spendere poco, e quando non conviene affatto
Spendere la fascia bassa ha senso quando il sito deve solo confermare che esisti: una scheda credibile da mostrare a chi ti ha già conosciuto altrove, poche pagine, nessuna funzione. Sotto quella soglia, con un tema pronto e i contenuti che fornisci tu, il risultato è onesto e il rischio è basso.
Non conviene in tre casi, e sono riconoscibili prima di firmare.
Quando il sito è l'unico canale commerciale, perché allora ogni richiesta persa costa più del risparmio sulla costruzione. Quando il progetto ha una funzione che tocca dati o pagamenti, perché quella parte è software e un software a basso costo si paga due volte. E quando i contenuti non esistono: un sito pagato poco e rimasto vuoto per sei mesi è l'unico caso in cui la cifra spesa è interamente perduta, perché non ha mai avuto la possibilità di funzionare.
Domande frequenti
Quanto costa un sito web vetrina per una piccola azienda?
Nei listini pubblici italiani la metà dei prezzi una tantum sta sotto i 1.500 euro e tre quarti sotto i 5.000, con il quartile basso a 480 euro. Un sito vetrina di poche pagine, con tema adattato e contenuti forniti dal cliente, cade di norma nella fascia bassa; un progetto con design proprio, testi scritti e lavoro di posizionamento sta nella metà alta.
Perché due preventivi per lo stesso sito differiscono di cinque volte?
Perché descrivono lavori diversi sotto lo stesso nome. Cambiano quanti modelli di pagina vanno disegnati, se il design è adattato o costruito, se i testi e le foto sono compresi, se ci sono funzioni che valgono come software e quanta qualità tecnica è prevista. Dieci listini su 27 che abbiamo rilevato contengono sia cifre sotto i 1.000 euro sia cifre sopra i 20.000: la forchetta sta dentro lo stesso fornitore.
Quanto si paga ogni anno dopo la consegna?
Fra i listini che dichiarano un canone, la mediana è 800 euro al mese e il primo quartile 360, ma le due cifre coprono cose diverse: la manutenzione tecnica pura, cioè aggiornamenti, backup, certificato e piccole modifiche, sta nella fascia bassa, mentre la gestione continuativa di contenuti e campagne sta in quella alta. A parte restano dominio e hosting, che sono le voci più prevedibili.
Conviene chiedere un preventivo a chi non pubblica i prezzi?
Sì, ma con le tre domande in mano: cosa è compreso, di chi sono dominio e accessi, cosa succede dopo la consegna. Il 58 per cento dei siti che abbiamo rilevato non pubblica cifre, quindi escluderli lascerebbe fuori la maggior parte del mercato. Il segnale da leggere non è il silenzio sul prezzo, è il rifiuto di rispondere a quelle tre domande per iscritto.
In sintesi
Il prezzo di un sito non dipende da quanto è bello, ma da quanto lavoro c'è sotto e da quanto a lungo quel lavoro deve reggere. Nei listini italiani la metà delle cifre sta sotto i 1.500 euro e un progetto su dieci supera i 10.000, ma la forchetta non separa i fornitori buoni dai cattivi: separa i lavori. La cifra giusta è quella di cui sai spiegare le voci, e che comprende anche il secondo anno.

