Dati strutturati SEO: spiegati senza codice
Dati strutturati SEO: cosa sono, cosa ottieni davvero, quali tipi riguardano la tua azienda e come verificarli senza scrivere una riga di codice.
I dati strutturati sono un riassunto del contenuto scritto nel codice in un formato che le macchine capiscono: dichiarano cosa sei, cosa offri e dove ti trovi. A un'azienda servono cinque tipi, non di più, e il controllo si fa con due strumenti gratuiti. Sono il motivo per cui certi risultati di ricerca mostrano le stelline o le briciole di navigazione, e altri restano due righe di testo.
Cosa sono, senza giri di parole
Una pagina dice tutto a parole, e un motore deve indovinare: quel numero è un prezzo o un codice articolo. I dati strutturati tolgono l'indovinello. Sono un blocco in un formato concordato, di solito JSON-LD, che ripete informazioni già visibili in pagina mettendoci sopra un'etichetta: questo è il nome dell'azienda, questo è un servizio, questa è una domanda frequente.
Il vocabolario si chiama schema.org ed è pubblico. Quali tipi Google legge sta nella guida ai dati strutturati.
Quanti siti italiani li hanno, e cosa dichiarano
Averli non è raro. Dirci qualcosa di utile, sì. A ottobre 2026 abbiamo misurato due campioni italiani: 119 siti di agenzie e consulenti digitali, 102 raggiungibili, e 45 siti di attività locali, 41 raggiungibili.
| Cosa dichiarano nei dati strutturati | Agenzie | Attività locali |
|---|---|---|
| Qualche tipo di dato strutturato | quasi tutti | 37 su 41 (90%) |
| Un'organizzazione o un'attività | 95 su 102 (93%) | 37 su 41 (90%) |
| Il tipo "attività locale" | non pertinente | 9 su 41 (22%) |
| L'indirizzo | non misurato | 11 su 41 (27%) |
| Gli orari di apertura | non misurato | 10 su 41 (24%) |
| Le domande frequenti | 29 su 102 (28%) | non misurato |
| Una persona come autore | 33 su 102 (32%) | non misurato |
| Le recensioni | non misurato | 2 su 41 (5%) |
Il quadro che ne esce è lo stesso in entrambi i campioni: la marcatura c'è quasi sempre e dice quasi sempre la stessa cosa, cioè "esisto". Le informazioni che decidono una ricerca, dove sei e quando sei aperto, le dichiara meno di un sito su quattro. Le domande frequenti, che sono il formato che gli assistenti citano più facilmente, meno di un sito su tre.
Detto al contrario: il tipo di marcatura che ti distingue è esattamente quello che quasi nessuno ha. I dati grezzi sono in agenzie-web-italia-2026-10.csv e attivita-locali-italia-2026-10.csv.
A cosa servono davvero, e a cosa no
Servono a due cose. La prima è l'aspetto del risultato: con le marcature giuste la tua riga diventa più grande e informativa, e a parità di posizione si fa notare. La seconda è farsi capire da chi legge senza aprire la pagina come farebbe una persona, cioè gli assistenti: è la stessa base di come comparire su ChatGPT e negli assistenti AI.
Non servono a scalare le posizioni. Marcare una pagina che non risponde a niente non la fa salire: resta tale, con un'etichetta sopra. È una rifinitura, non il lavoro che rende il tuo sito un asset e non un affitto.
Quali tipi di dati strutturati riguardano la tua azienda?
Per un'azienda, non un portale, bastano pochi tipi.
- L'organizzazione: nome, logo, recapiti, su tutto il sito. Con una sede che riceve clienti serve la variante locale, con indirizzo e orari identici a quelli della scheda che compare nelle mappe.
- I servizi: una marcatura per pagina di servizio, che dice cosa offri e a chi.
- Il percorso di navigazione: la catena di pagine che porta a quella aperta, la riga di briciole sotto il titolo.
- Gli articoli: titolo, autore, data di pubblicazione e data di modifica vera.
- Le domande frequenti: solo quelle scritte in pagina e visibili a chi legge.
Prodotti, eventi e offerte di lavoro hanno tipi propri, se li pubblichi davvero.
Chi li scrive, se tu non scrivi codice
Quasi mai una persona a mano. Su un sito fatto bene nascono dai contenuti che già gestisci: cambi l'orario in un posto e cambia anche nel blocco. Sui gestori di contenuti diffusi lo fa un modulo di SEO, su un sito su misura chi l'ha costruito. La domanda da fargli è una: quando aggiorno una pagina, la marcatura si aggiorna da sola? Incollata a mano, invecchia male.
Come impostiamo questa parte è descritto nella pagina del servizio SEO e GEO.
Come si verifica che funzionino?
Due strumenti gratuiti. Il test dei risultati multimediali di Google legge un indirizzo e dice cosa ha capito. Search Console, nella sezione dei miglioramenti, elenca gli errori del sito e ti avvisa quando compaiono: è il controllo che conta, perché una marcatura si rompe mesi dopo, quando qualcuno tocca un modello di pagina.
Gli errori che vediamo più spesso
Il primo è marcare quello che in pagina non c'è: domande invisibili, valutazioni senza recensioni vere. Google lo tratta come violazione: l'aspetto esteso lo perdi. Il secondo è la contraddizione, con orari nel codice diversi da quelli scritti sopra. Il terzo è la data di modifica che un passaggio automatico aggiorna senza che il testo sia cambiato: dichiara il falso proprio a chi usa la freschezza per scegliere chi citare, come in cosa è cambiato con la SEO nel 2026.
Quanto lavoro è, e quando non vale la pena
Per un sito di dieci o venti pagine su un gestore di contenuti diffuso, i cinque tipi che servono si configurano in una mezza giornata di lavoro, perché li genera un modulo dai contenuti che già gestisci. Su un sito su misura è una modifica al modello di pagina, quindi dipende da com'è costruito: la domanda da fare a chi l'ha fatto è se la marcatura nasce dai contenuti o va incollata a mano.
Non vale la pena partire da qui in due casi. Se il sito non è indicizzato o non risponde, i dati strutturati sono una rifinitura su una pagina che nessuno legge. E se le pagine non rispondono a nessuna domanda precisa, marcarle non le fa salire: restano quelle che erano, con un'etichetta sopra.
C'è anche un caso in cui la marcatura fa danno: quando dichiara cose che in pagina non ci sono. Google tratta le valutazioni inventate e le domande invisibili come violazioni, e l'aspetto esteso lo toglie.
Domande frequenti
Cosa sono i dati strutturati, in parole semplici?
Sono un blocco di codice, di solito in formato JSON-LD, che ripete in forma leggibile dalle macchine informazioni già visibili nella pagina, mettendoci sopra un'etichetta: questo è il nome dell'azienda, questo è un servizio, questo è un indirizzo, questa è una domanda frequente. Il vocabolario si chiama schema.org ed è pubblico.
I dati strutturati fanno salire di posizione?
No. Servono a due cose diverse: rendere il risultato più grande e informativo a parità di posizione, e farsi capire da chi legge il sito senza aprirlo come farebbe una persona, cioè gli assistenti AI. Marcare una pagina che non risponde a nessuna domanda non la fa salire: resta quella che era, con un'etichetta sopra.
Quali tipi servono a un'azienda normale?
Cinque. L'organizzazione, con nome, logo e recapiti su tutto il sito, nella variante locale se ricevi clienti. I servizi, uno per pagina di servizio. Il percorso di navigazione. Gli articoli, con autore e data di modifica vera. Le domande frequenti, ma solo quelle scritte e visibili in pagina. Prodotti, eventi e offerte di lavoro hanno tipi propri se li pubblichi davvero.
Come si controlla che non siano rotti?
Con due strumenti gratuiti: il test dei risultati multimediali di Google, che legge un indirizzo e dice cosa ha capito, e la sezione dei miglioramenti di Search Console, che elenca gli errori di tutto il sito e avvisa quando compaiono. Il secondo è quello che conta, perché una marcatura si rompe mesi dopo, quando qualcuno tocca un modello di pagina.
In sintesi
I dati strutturati sono la traduzione a macchina di quello che la tua pagina dice già. Da soli non fanno salire niente, ma rendono il risultato più visibile e il sito più facile da citare. Servono pochi tipi, generati dai contenuti, coerenti con la pagina e controllati ogni tanto.

